Sagittarius A: il punto di non ritorno

Sagittarius A (Sgr A*) è una sorgente di onde radio molto compatta e luminosa, al centro della Via Lattea. È il buco nero che si trova al centro della nostra Galassia, attorno al quale tutte le stelle che la compongono – compreso il Sole ed i pianeti del Sistema Solare – ruotano.

Scoperto nel 1974, si è rivelato nel 2022 con la prima prova diretta della sua esistenza, grazie all’uso di una rete di otto radio osservatori, distribuiti su tutto il globo, che hanno permesso l’osservazione di Sagittarius A.

La sua posizione approssimativa al centro della Via Lattea era già ipotizzata da circa un secolo, appresa monitorando le posizioni e le velocità degli ammassi globulari, che tendevano a ruotare attorno ad un punto comune.

I telescopi del passato non erano però riusciti ad individuare nessun oggetto interessante, a causa delle dense polveri presenti nelle regioni centrali della nostra Galassia, che estinguono la luce proveniente dal centro galattico.

Solo i segnali radio hanno potuto superare questa barriera, e nel 1933 con l’ideazione dei radiotelescopi, fu possibile identificare una sorgente di emissioni radio proveniente dalla costellazione del Sagittario, associata subito al centro galattico.

Con gli anni ’70 e l’avvento dell’interferometria radio, gli studiosi ottennero più informazioni su Sagittarius A.

Si poté così iniziare a stimarne dimensioni e massa, scoprendo che il responsabile di un così elevato numero di onde radio era un buco nero, massiccio milioni di volte il nostro Sole, ma più piccolo del Sistema Solare.

Un buco nero, come spiega il nome, non emette luce propria, ma si rende visibile per l’alone luminoso prodotto da gas e polveri che gli ruotano intorno. Al centro dell’alone c’è una regione scura, detta ombra, che rappresenta l’orizzonte degli eventi del buco nero, ossia la zona oltre la quale nulla – nemmeno la luce – sfugge alle forza di gravità del buco nero.

Gas e polveri ruotando e comprimendosi rapidamente verso l’orizzonte degli eventi raggiungono temperature fino a 10 milioni di gradi.

A tali temperature il materiale emette intense quantità di radiazioni in tutto lo spettro elettromagnetico, la maggior parte delle quali assorbite dai gas e polveri presenti nel nucleo galattico, ad eccezione dei raggi X e onde radio, che si fanno strada fino a noi, a 27.000 anni luce di distanza.

Per realizzare l’immagine di Sagittarius A, gli studiosi hanno utilizzato una rete di radiotelescopi, che penetrano la coltre di nubi e gas che avvolge il centro galattico e che captano il segnale elettromagnetico nello spettro delle onde radio. Il buco nero mostra così la luce emessa dal plasma incandescente che gli orbita intorno, prima di oltrepassare la soglia dell’orizzonte degli eventi e scomparire oltre il punto di non ritorno.

La caratteristica principale di ogni buco nero è quella di concentrare un’enorme quantità di massa in un volume piccolissimo.

 

Origini e storia dei buchi neri

I buchi neri sono assimilabili a grandi spazzini dell’universo, divoratori che attraggono tutto.

Dal 1919 sono divenuti da vuoti interstellari a cuori pulsanti di ogni sistema galattico.

 

Buchi neri a confronto

Il buco nero presente all’interno della galassia M87 ha dimensioni di 6 miliardi di soli e le dimensioni del suo orizzonte degli eventi sarebbe pari al nostro Sistema Solare.

In confronto, Sagittarius A, che si trova a 27.000 anni luce dalla Terra, contiene “solo” 4 milioni di masse solari ed è abbastanza “piccolo” da adattarsi all’orbita di Mercurio (il primo pianeta in ordine di distanza dal Sole).

Mentre M87 divora voracemente la materia circostante, tra cui forse intere stelle ed emette getti energetici che illuminano la galassia, l’appetito di Sagittarius A in confronto è minimo.

Tuttavia nonostante le rispettive diverse dimensioni entrambi i buchi neri rispondono ad una sola legge di natura: la gravità.